di Candida Morvillo Pubblicato nel Corriere della Sera

Eva Robin’s, che effetto fanno questi tempi genderless a lei che diventò famosa come ermafrodito?
«Quella era una notiziona inventata per vendere più giornali e rendere meno crudo un argomento raro negli anni ’80: la transizione fra i sessi. A ricordare oggi lo stupore che ispiravo quando posavo nuda su Playmen mi viene da sorridere».

La sua era fluidità in anticipo sui tempi?
«Sono più solida che fluida, l’ambiguità non mi appartiene, ho sempre parlato del mio pene in modo disinvolto: ci tengo a ricordare che, sotto l’apparenza femminile, c’è». Eva, all’anagrafe Roberto Coatti, è nella sua casa bolognese tutta stucchi, atmosfere alla Tim Burton «a metà fra sogno e incubo», quadri, suoi, che dal 2 febbraio saranno esposti in una personale a Arte in Fiera. Esce da un anno di tournée teatrali, prima con Eve di Jo Clifford, diretta da Andrea Adriatico, dove Gesù s’incarna in una trans, poi…

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