di Candida Morvillo Pubblicato dal Corriere della Sera

Ne La tua bocca è la mia religioneEdoardo Albinati ha raccolto le poesie dedicate a Francesca d’Aloja. In una, ha scritto: «Mentre ti accarezzo una gamba/ rivivo la nostra storia per intero./ È così lunga e ha tanti indimenticabili punti/ su cui le dita scorrono e la mente si sofferma».

Edoardo, Francesca: un elenco minimo di «indimenticabili punti»?
Edoardo: «Li ho messi in un’altra poesia: Meknés, Udaipur, Tor Cervara, Noyers, Gallipoli, dentro un metro d’acqua trasparente…».

Pensavo fosse una lista di posti strani dove avete fatto l’amore.
Edoardo: «“Strani” dice?».Francesca: «Be’… C’è anche uno slargo sulla Cristoforo Colombo. Alcuni strani, non tutti canonici».

Lo scrittore Premio Strega per La scuola cattolica e l’attrice, regista e scrittrice sono nella cucina della loro casa di campagna. Per tutto il tempo (più lui che lei), allungano una mano per accarezzare una mano, un ginocchio dell’altro. E si scambieranno sguardi in tralice, rideranno, divertendosi molto a raccontarsi. Stanno insieme dal 2006. Incontro tardivo il loro: lei era sposata col regista Marco Risi, aveva un figlio; lui era sposato con Benedetta Loy e di figli ne aveva quattro. Quando ho detto a Edoardo che lavoravo a una serie di interviste sugli amori, mi ha risposto: «Io dico sempre che la nostra è la più grande storia d’amore di tutti i tempi». Ora, Francesca aggiunge: «È una grande storia perché la temperatura è sempre altissima. Abbiamo smentito tutte le regole che io stessa, prima, sottolineavo. Tipo: dopo un po’, ci si annoia; subentra la routine… La routine c’è, ma non di quelle che consumano il desiderio di stare insieme». C’è, al contrario, una cosa che lui chiama «smania». Dirà: «Io ho bisogno fisico di toccare Francesca, mi tormento se non posso toccarla. Lei, adesso, è molto pudica. All’inizio non lo era, e io la vorrei sempre ammirare nuda, ma lei si sottrae, si veste, si nasconde… Questo, per me, è intollerabile».

Francesca, perché mai, adesso, si veste?
«Non sono più una ragazza, il corpo è cambiato».Edoardo: «Ma lei sbaglia a fare comparazioni tra com’è adesso e com’era vent’anni fa, dovrebbe farle tra lei e le altre! Quando si lamenta “non sono più quella”, io dico: tesoro, ma ti sei guardata intorno? Il tuo corpo è quello cambiato di meno nella storia dei corpi umani. Però lo ammetto che la mia smania è ossessiva. Io, con lei, faccio proprio stalking».Francesca: «Mi sento i suoi occhi addosso sempre, sempre, sempre. Talvolta, può essere troppo. C’è qualcosa di eccezionale nel nostro amore che rende anche faticoso governarlo, amministrarlo, viverlo. Edoardo ha bisogno di attenzione, io ho anche un bisogno di solitudine, che lui non tollera. Infatti, abbiamo un ménage singolare: a Roma, abitiamo in case diverse, anche se vicine».

Ovvero non vivete insieme?
Edoardo: «Lo chieda a lei perché».Francesca: «All’inizio, con cinque figli da gestire, era inevitabile. Poi, le abitudini hanno preso il sopravvento. Ma dormiamo sempre insieme, ceniamo insieme. Lui non lo ama, non condivide, ma credo sia questo il segreto del nostro rapporto».

Edoardo, non è che la «smania» derivi anche da questo essere tenuto sulla corda?
«Sono sempre io che mi muovo per andare a lei. Pensi durante il lockdown: fingendo di avere un cane, strisciando contro i muri. Ed è pure molto antieconomico».

Primo incontro?
Edoardo: «Innocente».Francesca: «Risale a molto tempo prima che ci mettessimo insieme. Dovevo girare un documentario, Piccoli ergastoli, nel carcere di Rebibbia, e Sandro Veronesi mi disse: ti presento un amico che insegna italiano lì. Organizzò una cena, noi avevamo vite felici e lontane, non ci siamo stati troppo simpatici. Girai il film, ripresi pure Edoardo mentre faceva lezione. Stacco. Anni dopo, eccoci qui».Edoardo: «Ricordo l’arrivo di questa bella stangona in carcere. Ero non diffidente, ma un po’ ironico verso l’entusiasmo di quelli che vogliono fare le cose artistiche nei posti dove noi si va tutti i giorni. Pensavo: divertiti pure, mentre noi qua lavoriamo. Ci siamo ritrovati molto dopo, a una festa su una terrazza romana».

Dunque: resistenze, complicazioni?
Edoardo: «Zero resistenze. C’era palese interesse reciproco».
Francesca: «Ho pensato: eccolo, è lui. È stato come incontrare un’anima che, forse, finalmente, poteva capire la mia, uno che potesse sciogliere l’enigma che mi porto dentro».
Edoardo: «Il mio approccio era più: ammazza, quanto mi piace questa qui! Mi affascinava il suo slancio, è una che si butta con una vitalità, una totalità, pericolosa».Francesca: «Mentre lui è più razionale, coi piedi per terra. E io avevo bisogno di essere un po’guidata, per ragioni anche ovvie: orfana di padre da piccola, cercavo figure forti che mi proteggessero».Edoardo: «Un momento, guidarti o proteggerti era proprio l’ultima cosa che avevo in mente».Francesca: «Mi ha detto “ti amo” dopo un sacco di tempo. Io glielo dichiaravo quotidianamente. Vivevo pensando: oddio, lo perdo. Comunque, mi ha guidata, eccome: avevo già iniziato a scrivere, ma ho continuato grazie a lui, che mi ha incoraggiata. La scrittura mi è più consona, ho abbandonato il cinema senza rimpianti. Se sto con Edo, tutto il resto non mi serve più».Edoardo: «Per me, non c’è stata conversione, ma realizzazione e felicità, che pure non era il mio obiettivo. Non stavo cercando un’altra vita. E infatti, quando ci siamo messi insieme, ho scontato parecchi guai. L’ho scritto: “S’innamorò della donna giusta/ e la sua vita diventò un inferno”».

Perché un inferno?
«Per il distacco difficile da mia moglie e soprattutto dai miei figli. E poi la passione è bruciante, certo, mi piace esserne bruciato, però è fuoco, godi ma anche soffri parecchio. Questo avendo a che fare con una persona singolare, anzi unica, emotivamente, intellettualmente: se ci vai a sbattere, non la molli, diventa un’ossessione».

Nella prefazione alle sue poesie, si legge: l’amore celeste lo si scova solo al fondo di quello sensuale.
«È una criptocitazione da Kafka. Non si può amare davvero una persona se non ami profondamente il suo corpo. E in Francesca, apparenza e sostanza sono la stessa cosa: la sua gamba, per dire, è uguale al nostro amore, qualcosa di smisurato».

Lei è fedele?
«Io tendenzialmente no, e non lo richiedo».

E parla di amore smisurato?
Edoardo: «Ho detto: tendenzialmente».Francesca: «Io, invece, tendenzialmente sono fedele e, sapessi di un tradimento, diventerei pazza».

Avete mai avuto crisi?
Edoardo: «Ci sono stati molti episodi violenti, specie all’inizio».

Cioè vi siete picchiati?
Francesca: «Be’, sì. Ora non più. Sono migliorata. Il mio essere passionale si biforca in bene e in male. È lo stesso fuoco che prende direzioni diverse».Edoardo: «Io seguo una logica un po’ diversa: l’aggressività andrebbe riservata ai nemici, non a chi sta con te. Quando parte il litigio, io semplicemente me ne vado, e lei non lo sopporta».

Il momento più bello della vostra storia?
Francesca: «In assoluto, il suo primo ti amo. Poi, momenti delle missioni fatte con Unhcr. Ed è un’aggiunta al nostro rapporto scriverne insieme, come abbiamo appena fatto col libro Vite in sospeso, su migranti e rifugiati alle frontiere d’Europa».

Edoardo, il momento più bello per lei?
Non so se è il più bello, ma è quasi la perfezione: una barchetta tra Ponza e Palmarola, settembre ancora caldo, mare piatto, e lei sdraiata a prua. Mi sono detto: ecco, è questo che desidero. E ce l’ho».

Ne La tua bocca è la mia religioneEdoardo Albinati ha raccolto le poesie dedicate a Francesca d’Aloja. In una, ha scritto: «Mentre ti accarezzo una gamba/ rivivo la nostra storia per intero./ È così lunga e ha tanti indimenticabili punti/ su cui le dita scorrono e la mente si sofferma».

Edoardo, Francesca: un elenco minimo di «indimenticabili punti»?
Edoardo: «Li ho messi in un’altra poesia: Meknés, Udaipur, Tor Cervara, Noyers, Gallipoli, dentro un metro d’acqua trasparente…».

Pensavo fosse una lista di posti strani dove avete fatto l’amore.
Edoardo: «“Strani” dice?».Francesca: «Be’… C’è anche uno slargo sulla Cristoforo Colombo. Alcuni strani, non tutti canonici».

Lo scrittore Premio Strega per La scuola cattolica e l’attrice, regista e scrittrice sono nella cucina della loro casa di campagna. Per tutto il tempo (più lui che lei), allungano una mano per accarezzare una mano, un ginocchio dell’altro. E si scambieranno sguardi in tralice, rideranno, divertendosi molto a raccontarsi. Stanno insieme dal 2006. Incontro tardivo il loro: lei era sposata col regista Marco Risi, aveva un figlio; lui era sposato con Benedetta Loy e di figli ne aveva quattro. Quando ho detto a Edoardo che lavoravo a una serie di interviste sugli amori, mi ha risposto: «Io dico sempre che la nostra è la più grande storia d’amore di tutti i tempi». Ora, Francesca aggiunge: «È una grande storia perché la temperatura è sempre altissima. Abbiamo smentito tutte le regole che io stessa, prima, sottolineavo. Tipo: dopo un po’, ci si annoia; subentra la routine… La routine c’è, ma non di quelle che consumano il desiderio di stare insieme». C’è, al contrario, una cosa che lui chiama «smania». Dirà: «Io ho bisogno fisico di toccare Francesca, mi tormento se non posso toccarla. Lei, adesso, è molto pudica. All’inizio non lo era, e io la vorrei sempre ammirare nuda, ma lei si sottrae, si veste, si nasconde… Questo, per me, è intollerabile».

Francesca, perché mai, adesso, si veste?
«Non sono più una ragazza, il corpo è cambiato».Edoardo: «Ma lei sbaglia a fare comparazioni tra com’è adesso e com’era vent’anni fa, dovrebbe farle tra lei e le altre! Quando si lamenta “non sono più quella”, io dico: tesoro, ma ti sei guardata intorno? Il tuo corpo è quello cambiato di meno nella storia dei corpi umani. Però lo ammetto che la mia smania è ossessiva. Io, con lei, faccio proprio stalking».Francesca: «Mi sento i suoi occhi addosso sempre, sempre, sempre. Talvolta, può essere troppo. C’è qualcosa di eccezionale nel nostro amore che rende anche faticoso governarlo, amministrarlo, viverlo. Edoardo ha bisogno di attenzione, io ho anche un bisogno di solitudine, che lui non tollera. Infatti, abbiamo un ménage singolare: a Roma, abitiamo in case diverse, anche se vicine».

Ovvero non vivete insieme?
Edoardo: «Lo chieda a lei perché».Francesca: «All’inizio, con cinque figli da gestire, era inevitabile. Poi, le abitudini hanno preso il sopravvento. Ma dormiamo sempre insieme, ceniamo insieme. Lui non lo ama, non condivide, ma credo sia questo il segreto del nostro rapporto».

Edoardo, non è che la «smania» derivi anche da questo essere tenuto sulla corda?
«Sono sempre io che mi muovo per andare a lei. Pensi durante il lockdown: fingendo di avere un cane, strisciando contro i muri. Ed è pure molto antieconomico».

Primo incontro?
Edoardo: «Innocente».Francesca: «Risale a molto tempo prima che ci mettessimo insieme. Dovevo girare un documentario, Piccoli ergastoli, nel carcere di Rebibbia, e Sandro Veronesi mi disse: ti presento un amico che insegna italiano lì. Organizzò una cena, noi avevamo vite felici e lontane, non ci siamo stati troppo simpatici. Girai il film, ripresi pure Edoardo mentre faceva lezione. Stacco. Anni dopo, eccoci qui».Edoardo: «Ricordo l’arrivo di questa bella stangona in carcere. Ero non diffidente, ma un po’ ironico verso l’entusiasmo di quelli che vogliono fare le cose artistiche nei posti dove noi si va tutti i giorni. Pensavo: divertiti pure, mentre noi qua lavoriamo. Ci siamo ritrovati molto dopo, a una festa su una terrazza romana».

Dunque: resistenze, complicazioni?
Edoardo: «Zero resistenze. C’era palese interesse reciproco».
Francesca: «Ho pensato: eccolo, è lui. È stato come incontrare un’anima che, forse, finalmente, poteva capire la mia, uno che potesse sciogliere l’enigma che mi porto dentro».
Edoardo: «Il mio approccio era più: ammazza, quanto mi piace questa qui! Mi affascinava il suo slancio, è una che si butta con una vitalità, una totalità, pericolosa».Francesca: «Mentre lui è più razionale, coi piedi per terra. E io avevo bisogno di essere un po’guidata, per ragioni anche ovvie: orfana di padre da piccola, cercavo figure forti che mi proteggessero».Edoardo: «Un momento, guidarti o proteggerti era proprio l’ultima cosa che avevo in mente».Francesca: «Mi ha detto “ti amo” dopo un sacco di tempo. Io glielo dichiaravo quotidianamente. Vivevo pensando: oddio, lo perdo. Comunque, mi ha guidata, eccome: avevo già iniziato a scrivere, ma ho continuato grazie a lui, che mi ha incoraggiata. La scrittura mi è più consona, ho abbandonato il cinema senza rimpianti. Se sto con Edo, tutto il resto non mi serve più».Edoardo: «Per me, non c’è stata conversione, ma realizzazione e felicità, che pure non era il mio obiettivo. Non stavo cercando un’altra vita. E infatti, quando ci siamo messi insieme, ho scontato parecchi guai. L’ho scritto: “S’innamorò della donna giusta/ e la sua vita diventò un inferno”».

Perché un inferno?
«Per il distacco difficile da mia moglie e soprattutto dai miei figli. E poi la passione è bruciante, certo, mi piace esserne bruciato, però è fuoco, godi ma anche soffri parecchio. Questo avendo a che fare con una persona singolare, anzi unica, emotivamente, intellettualmente: se ci vai a sbattere, non la molli, diventa un’ossessione».

Nella prefazione alle sue poesie, si legge: l’amore celeste lo si scova solo al fondo di quello sensuale.
«È una criptocitazione da Kafka. Non si può amare davvero una persona se non ami profondamente il suo corpo. E in Francesca, apparenza e sostanza sono la stessa cosa: la sua gamba, per dire, è uguale al nostro amore, qualcosa di smisurato».

Lei è fedele?
«Io tendenzialmente no, e non lo richiedo».

E parla di amore smisurato?
Edoardo: «Ho detto: tendenzialmente».Francesca: «Io, invece, tendenzialmente sono fedele e, sapessi di un tradimento, diventerei pazza».

Avete mai avuto crisi?
Edoardo: «Ci sono stati molti episodi violenti, specie all’inizio».

Cioè vi siete picchiati?
Francesca: «Be’, sì. Ora non più. Sono migliorata. Il mio essere passionale si biforca in bene e in male. È lo stesso fuoco che prende direzioni diverse».Edoardo: «Io seguo una logica un po’ diversa: l’aggressività andrebbe riservata ai nemici, non a chi sta con te. Quando parte il litigio, io semplicemente me ne vado, e lei non lo sopporta».

Il momento più bello della vostra storia?
Francesca: «In assoluto, il suo primo ti amo. Poi, momenti delle missioni fatte con Unhcr. Ed è un’aggiunta al nostro rapporto scriverne insieme, come abbiamo appena fatto col libro Vite in sospeso, su migranti e rifugiati alle frontiere d’Europa».

Edoardo, il momento più bello per lei?
Non so se è il più bello, ma è quasi la perfezione: una barchetta tra Ponza e Palmarola, settembre ancora caldo, mare piatto, e lei sdraiata a prua. Mi sono detto: ecco, è questo che desidero. E ce l’ho».

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