di Candida Morvillo Pubblicato nel Corriere della Sera

Chiara Boni, quanto è stato importante l’amore per lei?
«Se la moda mi ha fatto nascere, l’amore mi ha fatto vivere. Ai miei tempi le ragazze non lavoravano, venivamo cresciute per sposarci, avendo imparato ad apparecchiare la tavola e a parlare inglese, francese, tedesco».

Siamo negli anni ’50, alta borghesia fiorentina, divorzio di là da venire, lei invece avrà due matrimoni, flirt celebri, grandi amori. Che cosa sognava da bambina?
«Ero figlia unica, una bimba sola che sognava tanto a occhi aperti. Cose banali, il principe azzurro. Il sogno si fermava al punto in cui immaginavo com’ero vestita quando lo incontravo».

L’abito perfetto da principe azzurro?
«Austero sul davanti, scollato dietro. Un abito così, nel 1984, farà la mia fortuna: lo disegnai per Laura Bernabei che organizzava una festa per Giorgio Armani, Emmanuel Ungaro e Valentino, i tre marchi prodotti dal Gft. Il vestito attirò l’attenzione di Marco Rivetti, che con Gft stava creando il Made in Italy e che volle comprare il mio marchio».

A chi deve la sua educazione sentimentale?
«A mia madre, che si era separata nel 1949, un caso unico. Io avevo un anno. Ha vissuto per amore e al suo esempio devo tutta la mia libertà».Per lei, come avviene la scoperta della libertà?

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